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PILLS

“Un’opera delicata e priva di smagliature” 
ROCKERILLA
“Una dedizione per la scrittura che forza i limiti angusti di un genere traghettandolo fuori dai confini dello standard”
INDIE-EYE
“Scrittura adulta e ricca di influssi (…). Musica leggera oltre il pop”
BLOW UP
“Una scrittura “totalizzante” che ricorda una St. Vincent in chiave chamber”
SENTIREASCOLTARE
“Un cappellino a fiori su un infinito oscuro”
ROCK IT
“L’artista palermitana fornisce chili di nuove speranze per mantenere in vita la “musica giusta” per affinare le nostre orecchie”  
BEAT BOP A LULA
“Pura magia compositiva”
INDIE ZONE
“Interessante e intelligente, forse troppo per avere in Italia lo spazio che si merita”
JAM
“Un’incantevole mistura di sapori e note racchiusa in una soffice cornice di fulgida sperimentazione e curiosa aggregazioni di stili”
LOST HIGHWAYS
“Difficile ed esigente ma tenacemente originale e decisamente ricco di spunti e suggestioni”
L’ISOLA CHE NON C’ERA
“Dodici composizioni perfettamente in grado di sposare raffinatezza formale e buone melodie, cura artigianale e spirito contemporaneo”
FUORI DAL MUCCHIO
“Un esordio davvero convincente che ci segnala una personalità giovane e di spessore, sorretta da una voce malleabile, elegante e determinata”
ROCKSHOCK
“Un ottimo disco, di quelli da ascoltare più volte perchè, seppure abbia nel canto di Giulia un punto di forza, si fa apprezzare ogni volta anche per le soluzioni musicali mai banali, nonché per i testi, senza dubbio altrettanto ricercati”
SHIVER WEBZINE
“Da gennaio non smetto mai di ascoltare questo cd (l’ho quasi rotto), perché è una sorpresa dopo l’altra”
SMEMORANDA
“unePassante assorbe i fremiti e i bisbigli del mondo attorno, annotando il meglio sotto forma di un album ambiziosamente ricco”
NERDS ATTACK


REVIEWS


Recensione di More Than One In Number su ROCKERILLA
(Gennaio 2010)

di Simone Bardazzi
Voto: 8/10

 

 

Giulia Sarno, in arte unePassante (citazione baudelairiana), ha passato gli ultimi tre anni della sua vita fra la natia Palermo, Siena, Parigi e Firenze, dividendosi tra canzoni scritte in solitaria, studi universitari e sperimentazioni con i suoi musicisti.  Frutto di questo intenso lavoro, è il presente More Than One In Number, un’opera  delicata e priva di smagliature. L’album, infatti, è bel lontano dalle dimensioni lo-fi  in cui sono nate le canzoni, ma fa propria una veste sonora di indubbia raffinatezza, con l’aggiunta di un’ampia tavolozza timbrica e strumentale.
I territori toccati dal progetto unePassante sono quelli del folk alternativo, magari in un’ottica che non dispiacerebbe perfino alla Morr Music, come in Wreckage. In alcuni brani come Leaving e Bats Rats And Cats, invece, si fa strada una vena mainstream, di buon gusto, che potrebbe fruttare alla Sarno un’affermazione anche in audience meno alternative. Schegge di “americana” balzano fuori da A Une Passante e Thirst, mentre la conclusiva Lampshade si congeda dagli ascoltatori con un paio di haiku sonori dolcissimi, dopo venti minuti di field recording.
More Than One In Number è un’opera che non nasconde qualche piccola, inevitabile, ingenuità tipica dei debutti assoluti, ma che mostra in nuce tutta la maturità della Sarno e dei suoi musicisti, sia che essi si avvicinino alle zone più pericolose del pop, sia che essi se ne allontanino coraggiosamente.

 

 

Recensione di More Than One In Number su INDIE-EYE
(Gennaio 2010)

di Roberto Ragionieri

 

 

 

Tutta la tradizione che Giulia Sarno ha sicuramente amato e assimilato viene riletta attraverso la forza di una scrittura peculiarmente femminile, come se lo sguardo di Baudelaire sull’evanescenza e il transito di una donna mutasse in una flâneurie interiore e soggettivamente visionaria. Il debutto sulla lunga durata per “Une passante”, ensamble che si affida alla voce di Giulia, le chitarre di Guido Masi e Sergio Schifano, il Contrabbasso di Michele Staino e le pelli di Simone Sfameli, è una fusione vitalissima tra l’informale del Jazz di strada, immerso nel fuoco dei riti di passaggio e le viscere della cultura bianca.
“Wreckage” sostenuto dagli archi arrangiati da Gianluca Cangemi è un incipit formidabile, la reinvenzione di una forma americana secondo coordinate visionarie e cinematiche, con la voce di Giulia che disegna un tracciato ora avvolgente, poi improvvisamente aspro e urbano e ancora modulato in modo più netto tra cool Jazz e Pop. E’ solo un esempio del metissage colto e immediato che tiene insieme le dodici tracce di “more than one in number”.
Giulia Sarno non è semplicemente una performer dalla grande duttilità, la sua forza risiede proprio nelle capacità narrative, una dedizione per la scrittura che forza i limiti angusti di un genere traghettandolo fuori dai confini dello standard, rischio che in altre mani si sarebbe potuto annidare dietro la porta. Alcune tracce portano con se una versione “nobile” di crossover, avvicinandosi alle ibridazioni di Ani di Franco, altre rimangono in equilibrio tra la freschezza del folktelling e uno specchio di suoni più sofisticato che non abbandona mai le origini più squisitamente “terrene”; brani come “Leaving”, “Lampshade”, “A une passante”, “You Are Music” si aprono su paesaggi sonori vastissimi che trascolorano dalla strada al deserto fin dentro lo spazio intimo e minimale di un piccolo club; se si ascolta con attenzione un brano come “Bless”, accostandolo alla cronometria coinvolgente di “Emotional Countdown”, si rimane letteralmente annichiliti dalla forza visiva di tutte le textures in campo, un gioco di accumuli e di vuoti, di forza trainante e sospensione astratta, contaminazione come gioco incessante tra complessità e immediatezza; more than one in number appunto. Non dev’essere solo casuale o da considerarsi come un vezzo la lunghissima ghost track, pianosequenza ricostruito con un’aderenza emozionale e  quasi Zavattiniana che dalla doccia arriva direttamente all’atto della scrittura più intima e personale. Une passante, una delle prime sorprese per questo ingresso negli anni ‘10.

 

 

Recensione di More Than One In Number su BLOW UP
(Gennaio 2010)

di Enrico Veronese
voto: 7/10

 

 

L’ottimo poster di Mauro Maraschi racchiude un eclettico lavoro d’élite e d’equipe, dalla scrittura adulta e ricca di influssi, a distanza di rispetto da Christian Rainer e dai Kiddycar: musica leggera oltre il pop, stupisce per i vispi controcanti suadenti nella jazzata A Une Passante. Brava Giulia.




Recensione di More Than One In Number su SENTIREASCOLTARE
(Gennaio 2010)

di Fabrizio Zampighi
voto: 7.1/10



Attitudine freak à la Ani Di Franco e a una trasversalità che spazia dal pop, al jazz, al funk, a un classicismo orchestrale che non ti aspetteresti. La base rimane un interplay virtuoso tra chitarra acustica, contrabbasso, batteria, percussioni, in linea con le aspirazioni autoriali del progetto di Giulia Sarno – autrice di tutti i brani -, Guido Masi, Sergio Schifano, Michele Staino e Simone Sfameli. Dodici episodi adatti un po’ a tutti i contesti, tra suoni da camera virati pop (Wreckage) e un Leonard Cohen da jazz club (A Une Passante), i Novanta indie della Di Franco citata in apertura (Bats, Rats & Cats) e ambienti folk rarefatti (You Are Music).
Punto di forza di More Than One In Number, il sostanzioso lavoro in fase di arrangiamento e produzione ad opera dei musicisti, di Gianluca Cangemi e di Gianmaria Ciabattari. Più che una semplice cornice d’autorevolezza, uno sviluppo supplementare capace di capitalizzare i pregi di una scrittura “totalizzante” che ricorda una St. Vincent in chiave chamber ma senza le torsioni metropolitane tipiche della musicista newyorkese.



Recensione di More Than One In Number su ROCKIT
(Gennaio 2010)

di Margherita Di Fiore


Se mi parli ad alta voce io non ti ascolto, non è il giorno adatto questo, preferirei non lo fosse mai, ma quando piove ho bisogno di accordi morbidi e sottofondi velati, e smettila di urlare, non è il giorno. Oggi il mood è un impasto di nuvole e soffi, di prismi e passeggiate leggere nell’incantevole immaginario degli unePassante. E’ comodo, liscio e accattivante, guarda i colori come cambiano, tutti i toni della poesia si mescolano in un diario segreto di sussurri e strumenti sfiorati, il miele del pop più pulito ed essenziale si sposa agli arabeschi sognanti di un viaggio sonoro denso e avvolgente, pochi tratti per un disegno definito e bello, quasi teatrale, sofisticato nel metodo e immediato nel risultato, un cappellino a fiori su un infinito oscuro, un mandorlo nella neve o una risata intensa tra i pensieri amari.
Se mi parli ad alta voce io non ti ascolto e vedo Parigi come Palermo, e Baudelaire e P.J. Harvey e Bjork a piedi nudi e assaggio sorsi magici di fantasie notturne, tra archi impalpabili e voci d’acquerello, la passione dilatata di “Bless” e il sapido battito folk di “Bats rats and cats”, le interminabili variazioni sul tema tra jazz e sciubidubi di “Lampshade” e chiudo gli occhi: non ti ascolto più, respiro bene l’aria, mi immergo nel suono e ti lascio solo. Se mi vuoi, mi aspetterai.



Recensione di More Than One In Number su BEAT BOP A LULA
(Gennaio 2010)

di Massimo Sannella




Tra i molti e giovani musicisti che hanno ancora da vivere – musicalmente inteso – e che prendono il largo dalle contraddizioni creative degli ultimi anni Giulia Sarno, palermitana e in arte “une Passante”, è sicuramente quella che con grande intuito ha fatto sì che le situazioni, se non le cose, avvenissero, e che avvenissero in modo tale da capovolgere le aspettative. More than one in number è disco la cui fulgida bellezza fiera e indipendente esaudirebbe già se stessa; mai più spesso s’inventano soluzioni originali e affascinanti come “perline colorate” o ametiste sgrossate trasformate poi in tracce come queste che splendono in quest’album.
È un gioco complementare ed essenziale di ginnastiche stilistiche che volano a rimando nel pop, in vapori ambient-jazz, sgranano crooneraggi blues per risalire tiepidamente nello sperimentalismo free sulle ali di Ani DiFranco Emotional countdown, Bats, Rats & Cats, Thirst, Intimations, fino al raggiungimento dello swing in bianco e nero La triste histoire de Charlotte Lorraine e del doo wop de Lampshade.
La sorpresa di questo registrato sta proprio nel singolare incastro voce-strumentazione-sensazione che si seducono a vicenda come una naturalità messa lì a schernirsi, a timideggiare, come non sapendo di avere creato “un mostro” per la qualità decisamente elevata delle canzoni e dell’arrangiamento sonoro totale che contiene; melodicamente sorprendente e senza un attimo di pausa, il mondo di une Passante si fa sofisticato e intoccabile Wreckage, plastico nel tremolo di una chitarra dove danza birichina una Bjork insospettabile Leaving e caldo di banjo nel mocambo Waitsiano A une passante; la band che segue il suo passo ora felino ora impazzito è di quelle che sanno alla perfezione dove mettere le dita, il ritmo e le labbra – da brivido nel passaggio di tromba nebbiosa in Radionoia -.
Per essere il primo capitolo della sua esperienza discografica, l’artista palermitana fornisce chili di nuove speranze per mantenere in vita la “musica giusta” per affinare le nostre orecchie, musica la sua di respiro internazionale che si avventura con coscienza in dettagli, mood e approcci dalle infinite possibilità, moduli e volumi mai ruffiani che s’infiltrano sotto la pelle con tutto il coefficiente di coolness del quale sono benedetti.
Ultimo dettaglio non da poco; il disco è di una pulizia d’ascolto purissima, l’artista une Passante ancor di più, tanto che – come a grassettare la sua candida anima di eccellente performer – alla finale di tutto, la si sente canticchiare sotto una calda doccia, lavarsi accuratamente i denti e asciugarsi i capelli con il phon. E anche questa non è genuinità?



Recensione di More Than One In Number su INDIE ZONE
(Gennaio 2010)

di Tommaso ‘Tum’ Vecchio
voto: 4.5 /5




Giulia guarda e passa. Sguardo di donna in attesa del tram 24, infreddolita in una città qualsiasi di un paese a vostro piacimento. Giulia, mani rattrappite scarabocchia il mondo su un foglio che continua ad accartocciare. Giulia voce che stride in una notte che non teme lampi di genio. Giulia, voce passante, al cammino sul sentiero del suo debutto discografico “More Than One in Number”. Un incedere cadenzato e quasi maestoso di pura magia compositiva dove gli opposti s’attraggono in una zuffa ammaliante. Singhiozzamenti elettroacustici “Emotional Countdown” e divaricazioni emozionali “Leaving”. Chiaro-scuri di raro gusto per la composizione. L’impostazione vocale jazzy è davvero una gemma splendente in una scena dove sempre più i cantanti s’improvvisano, il suonato per nulla prevedibile e mai banale.
Meritano davvero la vostra attenzione.



Recensione di More Than One In Number su JAM
(Febbraio 2010)

di Massimo Longoni




Un progetto italianissimo ma dal respiro internazionale e non solo per il riferimento a Baudelaire nel nome del gruppo. Nemmeno per via dei testi di Giulia Sarno tutti in inglese. L’internazionalità di unePassante è nello sguardo gettato verso il mondo, osservato dalla strada, ad altezza “passante” per l’appunto, e restituito sotto forma musicale, dove si mescolano con estrema eleganza jazz e skiffle, pop e folk, hi-fi e lo-fi, acustica ed elettronica. Una formazione sviluppatasi tra Palermo e Siena, Parigi e Firenze, dove Giulia “laPassante” Sarno ha vissuto e studiato sviluppando una capacità di osservazione riversata nei testi. Interessante e intelligente, forse troppo per avere in Italia lo spazio che si merita.



Recensione di More Than One In Number su LOST HIGHWAYS
(Febbraio 2010)

di Valentina Colaianni


Quante declinazioni può avere la delicatezza? Quanta semplicità può mostrare la ricchezza? Quante variabili possono esserci in una voce? Per avere una risposta a tutte queste domande basta chiedere a Giulia Sarno, meglio nota come Une Passante, o ascoltare questo disco: un incantevole mistura di sapori e note racchiusa in una soffice cornice di fulgida sperimentazione e curiosa aggregazioni di stili.
Autrice di ogni suo brano, Une Passante dimostra di calzare alla perfezione la citazione da cui prende nome. La bellezza risalta, gli occhi la colgono e la trattengono per il desiderio di rincontrarla nell’eternità, come vorrebbe Baudelaire. L’ascolto si fa ipnotico e instancabile. Perpetuo nella purezza di un suono che penetra il corpo attraversando i limiti dell’anima. E rimane, ridefinendo nuove forme e nuovi contenitori per la sua arte ad ogni ascolto. Le influenze sono molteplici e si incastrano con grazia in una fusione dalle tinte blues su sfumature jazz. Il tutto rivisitato in una chiave fresca e giovane, sia dal punto di vista della musica sia dal punto di vista della scrittura.
Una menzione a parte merita il suo strumento principale: una voce moderna e flessibile che ben si adatta allo scorrere di ogni brano. Questo disco le appartiene e la riflette, tanto da concederle la leggerezza di una doccia e di un colpo di phon sul finale. Perché d’altronde tutti ci scopriamo cantanti nell’intimità delle pareti di casa, ma solo pochi hanno il dono di potersi mostrare a tutti, anche in questa veste. E tra questi, fortunatamente, c’è anche Une Passante, a ricordarci che dietro un incontro casuale, sfuggente può celarsi ancora nuovo stupore.



Recensione di More Than One In Number su BEAT MAGAZINE
(Febbraio 2010)

di A.L.
voto: 7/10



Primo long play, seguito dell’Ep “Enjoy The Road”, un album che sta in bilico fra sonorità jazz e folk-rock, un esperimento interessante tagliato come un abito di sartoria attorno alla vocalità della “passante” Gulia Sarno, songwriter e anima palermitana del gruppo: un progetto che si pone un obbiettivo musicale alto, quello di vestire di un corredo colto un cantautorato venato di pop e rock, raggiunto senza difficoltà in quasi ogni traccia grazie agli arrangiamenti creati dalla band. Scorrevole, omogeneo e piacevole, potrebbe soffrire solo della collocazione nel panorama musicale nostrano, troppo pop per attirare un pubblico dal gusto elevato e troppo “complicato” per aprirsi alla massa.



Recensione di More Than One In Number su L’ISOLA CHE NON C’ERA
(Febbraio 2010)

di Rosario Pantaleo


Giulia Sarno è una giovane cantautrice siciliana che, racconta la sua biografia, si ritrovò a doversi inventare qualcosa per domare la calda estate palermitana del 2006. E mentre la maggior parte delle sue coetanee, probabilmente, affollava spiagge e piscine, oppure si allietava con granite e cassate, Giulia scriveva liriche e componeva canzoni. L’incontro con altri compagni di viaggio, magari non infastiditi dal caldo ma, certamente, appassionati di musica, ha reso possibile la produzione di un EP “Enjoy the road” prima e di questo primo lavoro, “More than one in number”, appena pubblicato dalla AnnaTheGranny Records. E’ un album fortemente obliquo, “More than one in number”, dove la forma non è così importante come, invece, la sostanza e dove le musiche sono fortemente caratterizzate da un clichè notturno, quasi oscuro ma pregno di qualità. Non è un lavoro di facile fruizione questo “More than one in number” in quanto i brani proposti non ricercano il consenso immediato ma esigono un ascolto continuo per cercare di cogliere, da talune asperità stilistiche, il succo migliore della proposta artistica della cantautrice siciliana. Proposta che si pone ben al di là ed al di sopra delle abituali sonorità italiche e che è capace di orientare (e far deviare) lo sguardo musicale su percorsi internazionali spesso poco battuti dai musicisti nostrani, salvo quando si tratta di perseguire suoni di facile presa e possibile successo. Giulia Sarno con questo lavoro dimostra di avere coraggio, carattere e capacità. Importante, ora, è che questo talento e queste intuizioni non si disperdano e che l’artista siciliana possa continuare, insieme all’ensemble che ha radunato intorno a sé, nel suo progetto. Difficile ed esigente ma tenacemente originale e decisamente ricco di spunti e suggestioni. Se suggerimento si può dare sarebbe interessante ascoltare le medesime sonorità declinate con le liriche in italiano. Giusto per capire che cosa accade…Da segnalare che il brano A une passante è cantato (in inglese) utilizzando il testo dell’omonima poesia di Charles Baudelaire.



Recensione di More Than One In Number su FUORI DAL MUCCHIO
(Marzo 2010)

di Elena Raugei





unePassante è il progetto musicale di Giulia Sarno (voce e chitarra), supportata da Guido Masi alle altre chitarre e banjo, Michele Staino al contrabbasso e Simone Sfameli alla batteria e alle percussioni. A seguire l’EP “Enjoy The Road” del 2008, “More Than One In Number” è così il primo lavoro sulla lunga distanza per la cantautrice palermitana e i suoi sodali, che si sono occupati della produzione ancora una volta assieme a Gianmaria Ciabattari. Un lavoro per certi versi ambizioso, che oltrepassa l’ora di durata – in realtà, la conclusiva “Lampshade” occupa quasi metà del programma, inframmezzata da uno spiritoso siparietto – articolandosi in dodici composizioni perfettamente in grado di sposare raffinatezza formale e buone melodie, cura artigianale e spirito contemporaneo. Del resto. l’apparato strumentale è ampio se i collaboratori coinvolti si distribuiscono fra archi (arrangiati da Gianluca Cangemi), fiati, kazoo africano, pianoforte, organo e Hammond. Tracce come l’iniziale “Wreckage” e “A Une Passante”, che tra l’altro si rifà nel testo a Charles Baudelaire, testimoniano padronanza nel miscelare pop, influenze jazzy e arrangiamenti cameristici, sicuramente complessi e non alla portata di tutti. Si punta in media alle atmosfere e ai dettagli in chiaroscuro piuttosto che alle tinte forti, sebbene la vivacità non venga mai meno (si senta la più tesa, programmatica “Emotional Countdown (To The Next Encounter)” o la stranita filastrocca “Bats Rats And Cats”). Lode infine alla splendida veste grafica del digipack, che contiene persino delle graziose illustrazioni.



Recensione di More Than One In Number su ROCKSHOCK
(Marzo 2010)

di Ivan Masciovecchio
voto: 3.5/5


Al contrario della passante di baudelairiana memoria che fugge via impalpabile tra la folla, qui tutto avviene e si compie. Il miracolo di un’epifania porta con sé la conoscenza, attraverso il medium della propria musica, della cantautrice siciliana Giulia Sarno e del progetto nato nell’estate di quasi quattro anni fa.
Come il suo corpo esile, quest’opera prima si presenta senza clamori, musicalmente lieve e di basso profilo, pervasa da un’attitudine spiccatamente nomade. In essa, More Than One In Number, più di uno, diversi sono i rimandi, le influenze, gli scenari evocati durante l’ascolto, grazie anche alla bravura del resto della band (Guido Masi, Michele Staino, Simone Sfameli e Sergio Schifano), parte attiva nel processo di arrangiamento e produzione artistica del progetto unePassante.
Ecco, quindi, tra le pieghe delle dodici tracce, scorgere echi di sognanti folletti islandesi piuttosto che certo cantautorato americano a là Alanis Morissette, acustiche ballads per voce e chitarra alternati ad elettronici tappeti sonori, senza che nessun’anima prenda il sopravvento sulle altre e dove, al contrario, tutte riescono a conquistarsi il loro pezzettino di cielo, con grazia e straordinaria armonia. Un esordio davvero convincente che ci segnala una personalità giovane e di spessore, sorretta da una voce malleabile, elegante e determinata.
E quando tutto sembra terminato, la pazienza di chi avrà aspettato la fine delle abluzioni della songwriter palermitana (colpi di phon inclusi), verrà ricompensata con l’ascolto di ben due ghost tracks, compresa la conclusione de La Triste Histoire De Charlotte Lorraine rimasta, diciamo così, in sospeso a circa metà dell’album.



Recensione di More Than One In Number su SHIVER
(Aprile 2010)

di Alberto Mazzanti

(Nella terza compilation di Shiver compare “Leaving”)



Molte persone hanno una attitudine particolare al viaggio che porta a trascorrere periodi della vita diversi in posti diversi e, a quanto dicono, di ogni luogo conosciuto ci si arricchisce conservandone una traccia dentro di se. Perciò se ad un certo punto si decide di fare musica viene naturale pensare che ognuno di questi luoghi entri, in qualche modo, anche nelle canzoni, proprio come nel caso di Giulia, una giovane palermitana con una voce splendida e una passione per la letteratura tale da scegliere per il suo progetto musicale il nome UnePassante.
Sono proprio le tante influenze (non solo musicali, come si sarà capito) a rendere più difficile il compito di definire in maniera netta l’identità di UnePassante: l’album d’esordio “More Than One In Number” si compone infatti di canzoni diverse l’una dall’altra e a racchiuderle tutte in un’unica definizione, in un solo genere musicale, si rischierebbe certamente di tralasciare qualcos’altro. A momenti molto ricchi da un punto di vista strumentale se ne alternano altri più minimal, nei quali chitarra acustica e voce si prendono insieme la scena dando l’idea di essere tutto quello che serve a una canzone per comunicare emozioni, e un filo rosso che unisce tutto questo, semmai ci fosse bisogno di trovarne uno, potrebbe essere il modo in cui Giulia ed i musicisti che la accompagnano si approcciano alla musica, quello tipico del jazz, divertendosi a spiazzare l’ascoltatore e a prendere ogni volta direzioni sonore tanto impreviste quanto piacevoli.
Più nel dettaglio, alcuni pezzi come “Leaving” e “Bless” sono esempi di pop raffinato che pare venga da altri tempi, mentre in altri momenti come nel caso di “Bats Rats and Cats” e “Intimation”, UnePassante sfiora il blues con la voce che si fa lunatica e assume tinte più acide.
Altro ancora sono la traccia con cui il disco di apre “Wreckage”, così come “You are Music” e “Radionoia”, canzoni minimali che sembrano venire direttamente da certe domeniche d’autunno coi loro pomeriggi uggiosi, atmosfere rarefatte e parole sussurrate ché non c’è voglia di altro, e i decibel si alzeranno quando sarà il momento.
Un ottimo disco dunque, di quelli da ascoltare più volte perchè, seppure abbia nel canto di Giulia un punto di forza, si fa apprezzare ogni volta anche per le soluzioni musicali mai banali, nonché per i testi, senza dubbio altrettanto ricercati. Chissà che dopo questo disco, UnePassante non decida di rimettersi in cammino, muovendosi con la grazia descritta in certe poesie, fra diversi territori musicali senza che la sosta sullo stesso duri più di qualche minuto.





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